Articolo scritto da Elisabetta Maurutto

Al ristorante: l’importanza di tradurre (bene) i menù

Mettiamo di avere un ristorante.

Mettiamo che questo ristorante (uno a caso) si trovi in una città (una a caso) che negli ultimi anni è diventata meta di un turismo internazionale dal quale in passato era stata piuttosto snobbata.

Mettiamo ora che il ristorante in questione si trovi a Trieste.

La concorrenza è tanta e spietata

Al momento, TripAdvisor (una delle piattaforme più utilizzate da chi viaggia per lavoro o per diletto e non vuole incorrere in brutte sorprese) permette di scegliere fra ben 745 ristoranti nel capoluogo giuliano, con foto, recensioni e possibilità di consultare il menù e, se lo si desidera, prenotare magari passando per TheFork.

Si tratta di un panorama complesso e altamente competitivo, in cui i ristoratori devono studiare bene ogni mossa e sfruttare tutti i canali possibili per far crescere la propria attività migliorandone immagine e posizionamento.

In quest’ottica, il menù non è più un semplice elenco dei piatti che escono dalla cucina, ma fa parte della nostra “vetrina”. Offrirne una versione tradotta in modo curato e professionale è un modo per mostrare ai nostri clienti che siamo orientati alla qualità sotto ogni aspetto, senza eccezione.

Un menù ben tradotto indica attenzione al dettaglio

E questo manda un messaggio importante al cliente. Dice che prendiamo il nostro lavoro seriamente, e che intendiamo regalargli un’esperienza non solo positiva ma memorabile.

Nel nostro ipotetico ristorante dell’ipotetica Trieste, la fetta di clientela proveniente dall’estero è sempre più consistente.

Il minimo che possiamo fare è cercare di accogliere questi ospiti che vengono da lontano permettendo loro di capire cosa riserva loro la cucina, senza confonderli con le traduzioni goffe o fuorvianti che possiamo ottenere dal sempre utile ma rischiosissimo Google Translate.

Il viaggio si organizza da casa

Sempre più di frequente, chi viaggia per piacere o per lavoro ricerca su internet l’albergo in cui risiederà, i luoghi che intende visitare e, sempre di più, i ristoranti in cui si fermerà tra un’escursione e l’altra (o un impegno e l’altro). Inutile dire che chi dispone di una vetrina (e di un menù) multilingue online parte avvantaggiato rispetto alla concorrenza.

Non dimentichiamo inoltre coloro che (come sempre più di frequente accade oggigiorno) hanno esigenze particolari legate a intolleranze o allergie alimentari.

Essere messi in condizione di leggere nella propria lingua (o in una lingua nota) informazioni precise e dettagliate su possibili allergeni presenti nei diversi piatti è di sicuro un elemento di rassicurazione e discrimine nella scelta di un ristorante.

Il pressapochismo in questi casi rischia di non essere solo indisponente ma pericoloso!

Non solo business

Per quanto la ristorazione sia un business, non esiste gesto più antico e intimo dell’offrire nutrimento. Non importa se dopo il dessert arriva il conto: preparare cibo non è un mestiere come gli altri e i cuochi migliori sono sempre quelli che cucinano con passione.

Per questo il concetto di ospitalità deve essere presente in ogni momento dell’esperienza a tavola e permettere all’altro di capirci (tradurre) è forse uno dei modi più efficaci per accogliere e includere. È il primo benvenuto ai nostri clienti e un modo per far loro capire che siamo lieti di averli nel nostro locale.

A chi rivolgersi per tradurre il proprio menù?

Con una rete di traduttori professionisti madrelingua a coprire più di 200 combinazioni linguistiche e 20 anni di esperienza nel campo della mediazione linguistica, Linklab è la soluzione ideale per le esigenze comunicative di chi lavora nell’industria della ristorazione.

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L'autore
Elisabetta Maurutto
Laureata in Interpretazione (inglese e russo) presso la SSLMIT di Trieste e fondatrice di Linklab, laboratorio di comunicazione multilingue e interculturale. Ha tradotto numerose opere di divulgazione scientifica per una nota casa editrice e lavora come consulente nel campo della Comunicazione Interculturale per conto del MIB School of Business e presso aziende internazionali. Etiquette Consultant certificata, è membro della IAPO – International Association of Professional Etiquette Consultants, nonché Istruttrice certificata Tracom per il metodo Social Styles & Versatility

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